Le rotture della cuffia dei rotatori sono molto frequenti e, nella maggior parte dei casi, sono legate a processi degenerativi e all’usura del tessuto tendineo; più raramente hanno origine traumatica.
L’intervento chirurgico è indicato quando il dolore e la limitazione funzionale non migliorano con il trattamento conservativo o nei casi di rotture complete in pazienti attivi.
Come funziona l’intervento in artroscopia
La riparazione viene eseguita prevalentemente in artroscopia, mediante 3–4 piccole incisioni cutanee di circa 1 cm. Attraverso uno di questi accessi viene introdotto l’artroscopio, uno strumento dotato di telecamera che consente la visualizzazione dell’interno dell’articolazione.
Dagli altri accessi vengono inseriti strumenti dedicati per la rimozione del tessuto infiammato o cicatriziale e di spine ossee. Quando indicato, il tendine lesionato viene reinserito sull’osso mediante mini-viti o ancorine, in titanio o riassorbibili, che nella maggior parte dei casi non necessitano di asportazione.
L’intervento viene eseguito in anestesia loco-regionale e, grazie alla tecnica mininvasiva, consente una riduzione del trauma chirurgico rispetto alla chirurgia tradizionale. Nella maggior parte dei casi, il paziente può essere dimesso il giorno successivo all’intervento.
La rottura della cuffia dei rotatori è quasi sempre riparabile; solo in circa il 5–10% dei casi la riparazione non è possibile, ma anche in queste situazioni la rimozione del tessuto infiammato o cicatriziale e di spine ossee può contribuire a una significativa riduzione della sintomatologia dolorosa.
La scelta del trattamento è sempre personalizzata e dipende dal tipo di lesione, dall’età del paziente e dalle esigenze funzionali.